FT-212RH MOD estendere la frequenza

| febrero 11, 2014

FT-212RH MOD estendere la frequenza

Yaesu FT-212RH  MODS

Yaesu FT-212RH

COME SI ALLARGA LA FREQUENZA OPERATIVA

Come abbiamo già detto, anche per il 212 c’è la possibilità di potergli estendere la frequenza da 130 a 180 MHz, anche se riteniamo che la parte veramente utile va da 135 a 175 MHz. Come per il modello precedente, il sistema della modifica resta sempre lo stesso: quello di chiudere o aprire degli ovuli sul circuito stampato vicino al microprocessore.

Nel caso specifico bisogna aprire gli ovuli contrassegnati 1 e 2 e chiudere quelli indicati 3 e 4; questa è la prima parte della modifica; un’altra poi si fa con una operazione di software. Per prima cosa bisogna trovare la piastrina dove sono sistemati gli ovuli sui quali bisogna fare l’operazione. Si incomincia ad aprire l’apparecchio togliendo il coperchio superiore; l’interno, come tecnica costruttiva, non si distingue molto dal 211RH e anche qui la piastrina con il processore si trova dietro il frontale posizionata in senso verticale. Mentre nel 211RH l’accesso a questa scheda era abbastanza facile, per la verità nel 212RH la cosa e un po’ più difficile perché bisogna smontare tutta la parte anteriore dell’apparecchio.

È stata questa una scelta obbligata data la estrema compattezza dell’apparecchio e certamente non c’era altra possibilità risolutiva… Ma comunque non scoraggiatevi, perché è una cosa che si può fare con molta facilità: è solo questione di calma, un po’ di pazienza, e tutto si risolve alla perfezione.

Yaesu FT-212RH mods

Le operazioni da fare sono le seguenti:

  • 1) bisogna togliere il frontalino per poter accedere alla scheda sottostante;
  • 2) svitare le tre viti che la mantengono al telaio,
  • 3) staccare i quattro connettori a pettine per liberare la scheda.

Si incomincia con la prima operazione. Per prima cosa si tolgono le tre manopole, quella del volume e dello squelch. Vi accorgerete che il frontalino «purtroppo» ancora non viene via perché è mantenuto dalla presa del microfono… di conseguenza avrete certamente capito che bisogna togliere anche quella! Ed è proprio questa la cosa un po’ più difficoltosa di tutta l’operazione «chirurgica…» Come si fa?

In maniera molto semplice: armatevi di un piccolo cacciavite metallico a punta fine di quelli tipo orologiaio e, con molta calma e mano ferma, cercate di svitare la ghiera filettata che tiene ferma la presa microfonica al frontalino. C’è qualche millimetro di spazio tra la ghiera e il frontalino, ed è lì che voi dovete operare. Come ben potete vedere nella parte sinistra della foto 3 la ghiera presenta quattro tacche corrispondenti tra di loro, e con il cacciavite voi dovete fare leva in queste tacche imprimendo un senso rotatorio antiorario in modo che la ghiera possa svitarsi. Non vi assicuro che ci riuscirete al primo tentativo, ma sicuramente dopo un po’ vedrete che si allontana, e voi con molta calma la svitate e la togliete insieme alla rondella sottostante.

Questa è l’unica cosa fastidiosa che si deve fare; l’unica raccomandazione che vi faccio è questa: forzate con calma e sicurezza altrimenti il cacciavite potrebbe scappare e rischiate di graffiare il frontale dell’apparato! Una volta che avrete liberato la presa microfonica e asportato il frontalino, vi apparita il telaino con il circuito stampato con al centro il visore a cristalli liquidi incapsulato in una custodia metallica rettangolare; vedrete che questo telaio è fissato allo scatolo mediante tre viti, una sinistra e due a destra (guardando l’apparecchio sottosopra dal lato componenti).

Prima di togliere queste viti, staccare i due spinotti volanti le cui femmine si trovano a fianco del microprocessore e che sono collegati a queste attraverso una finestrella rettangolare incisa sul telaio. Tolti i due spinotti, potete svitare le tre viti che fissano il telaio allo scatolo. Oltre alle tre viti che lo mantengono allo scatolo, il telaino è fissato anche con due spinotti a pettine all’altro circuito stampato in senso perpendicolare. Aiutandovi con un cacciavite, staccate il telaino dall’altro circuito e finalmente ve lo ritrovate in mano così come è raffigurato nella foto 4. Non vi sarà difficile localizzare i «famosi» ovuli sui quali bisogna fare gli interventi. Questi sono posizionati esattamente nella parte di destra del processore che penso abbiate imparato a conoscere dopo tante modifiche che ho presentato.

Di ovuli aperti e chiusi ne troverete ben dodici, sistemati alla meno peggio e tutti contrassegnati dal relativo numero serigrafato sul circuito stampato. Quelli che interessano a noi sono i numeri 1 e 2, e il 3 e 4 che si trovano nella parte bassa a sinistra. In origine voi dovrete trovare chiusi con lo stagno il numero 1 e il 2 che si trovano l’uno sull’altro, e sulla stessa verticale ci sono anche il 3 e il 4 che sono aperti. Con il saldatore isolato dalla rete e il succhia-stagno, aprire gli ovuli 1 e 2 asportando lo stagno e cercando di non farlo disperdere sulle piste o sugli ovuli contrassegnati con 3 e 4, che sono sulla stessa verticale.

Valgono le stesse raccomandazioni di prima: attenti con lo stagno che non sbavi intorno… Resta sempre benineteso che per fare questo lavoro avete bisogno di un saldatore a punta molto fine adatto ai circuiti stampati e non quello rapido da 100 W. La mano deve essere ferma e i movimenti devono essere sicuri e decisi cercando di pasticciare il meno possibile visto che ci troviamo a operare vicino al microprocessore.


Queste raccomandazioni non vi devono assolutamente spaventare, o farvi desistere «dall’impresa..!’, servono solo a far prestare attenzione e vi posso garantire che questa modifica è alla portata di tutti. Una volta che avete aperto e chiuso gli ovuli e per chi non avesse capito la descrizione può aiutarsi con il disegno e la fotografia, bisogna rimontare il tutto seguendo il procedimento inverso a quello dello smontaggio. Per prima cosa si fissa il telaio all’altro circuito stampato inserendo gli spinotti a pettine ed esercitando una leggera pressione.

Bisogna ricongiungere i due spinotti volanti attraverso la finestrella rettangolare: il più grande sotto e il piccolo sopra, e infine avvitare le tre viti una a sinistra e due a destra. Una volta fissato il telaino, si inserisce il frontalino e, dopo aver messo la rondella grande, si fissa la ghiera dello spinotto microfonico con lo stesso sistema del cacciavite nelle tacche facendo stavolta il movimento in senso orario per avvitare. Completata questa adesso «facile» operazione non vi rimane che rimettere le altre due manopoline, e avete terminato tutta l’operazione meccanica.

Yaesu FT-212RH  COME SI ALLARGA LA FREQUENZA OPERATIVA

Questa era la prima fase della modifica, diciamo quella hardware, adesso invece bisogna fare quella logica, la software. È questa una cosa molto semplice, bisogna stabilire i limiti di frequenza sopra e sotto, affinché il microprocessore possa memorizzarli. Prima di fare questo sarà bene aprire una parentesi.

Come ricorderete, quando abbiamo modificato il 211RH e anche lo FT-23R, dopo che era stata fatta la modifica, nel momento in cui noi accendevamo l’apparecchio, il visore segnava 50 MHz e arrivavamo nella parte superiore fino a ben 300 MHz… ma chiaramente l’apparecchio non funzionava su tutta questa escursione di frequenza! La stessa cosa era successa con l’IC-02E quando si faceva la modifica e si sbloccava il lettore si leggevano lo stesso ampissime escursioni di frequenza… ma questo non significava che funzionava in tutto quello spettro…

Nello FT-212RH i limiti di frequenza li possiamo stabilire noi con una operazione di software; io, per poter fare le prove di laboratorio, ho stabilito il limite inferiore a 100 MHz e quello superiore a 200 MHz in effetti per poter vedere fin dove si poteva ricevere e trasmettere sia in basso e sia in alto. Voi potete benissimo stringere il range solo alla banda effettivamente ricevibile senza avere tutta questa ampia escursione che poi si riduce, dopo la banda utile, alla sola lettura del display.

Perché vi ho fatto questa premessa? Perché la maggior parte di chi possiede un apparecchio del genere si diverte ad azionare lo scanner per farsi tutta l’escursione di frequenza di un segnale (nel caso specifico del 212RH dopo 10 secondi riparte di nuovo…)- Ora che cosa succede: che una volta superato il limite massimo ricevibile, diciamo anche 180 MHz, l’apparecchio continua la sua ricerca fino a 200 MHz e poi riparte da sotto a 100 MHz. Da 180 fino a 135 MHz c’è una bella escursione di frequenza nella quale l’apparecchio va alla ricerca di segnali che chiaramente non trova perché il ricevitore non è abilitato: questo significa una perdita di tempo in assenza di eventuali ascolti.

Fatta questa premessa, ognuno imposterà la porzione di banda che gli interessa tenendo ben presente che dopo aver fatto l’operazione meccanica degli ovuli e quella logica (che dopo vi spiegherò), impostando un qualunque range di frequenza, se si volesse modificare questa escursione di banda, bisognerebbe riportare tutto allo stato iniziale (ovuli 1 e 2 chiusi, 3 e 4 aperti), per intenderci come quando avete comprato l’apparecchio. Capite che per fare tutto questo bisogna rismontare tutto il pannello anteriore e la famosa ghiera microfonica.

Quindi, prima di fare l’operazione di software, siate sicuri e decisi di quello che volete ottenere. So che a volte non è tanto semplice prendere una decisione, ma io cercherò di consigliarvi. La norma sarebbe quella di stabilire il range da 138 a 174 come si fa abitualmente, ma, visto che l’apparecchio si presta anche ad andare oltre (ma si perde decisamente in sensibilità e potenza) si potrebbe delimitare da 130 a 180 MHz considerando che anche se non si ascoltasse nessuno, con lo scanner s’impiega poco per fare 5 o 6 MHz. Detto questo, ognuno si regola come meglio crede. L’operazione di software è molto semplice da farsi.

Una volta che si è richiuso l’apparecchio, quando lo si accende, appare sul display la lettera «L» che sta a significare il limite basso che si vuole stabilire. Con il bottone «MHz» e la manopola DIAL sintonizzatevi ad esempio a 130 MHz, e premete il primo pulsante a sinistra «D/MR»: in questo modo avete delimitato la banda inferiore desiderata. Dopo questa prima operazione, sul display vedrete apparire una «U» che sta a significare il limite massimo in alto che si vuole stabilire. Sempre con il bottone «MHz» e il DIAL sintonizzatevi ed esempio a 180 MHz e premete il bottone «D/MR». Avrete così impostato e memorizzato i limiti di frequenza inferiore e superiore.

Questa è tutta la modifica che bisogna fare per allargare di frequenza lo FT-212RH: nulla di difficile, e certamente alla portata di tutti. L’apparecchio così modificato non necéssita di altri interventi sul VCO, o in altre parti; almeno non lo abbiamo ritenuto opportuno, vista la risposta egregia che presentava per quanto riguarda il grado di sensibilità e la potenza di trasmissione.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Se avevo tanto ben parlato del suo predecessore, lo FT-211RH, come non si potrebbe dire allo stesso modo del 212RH! L’apparecchio presenta la possibilità di una ampissima escursione di frequenza che, unita alla elevata potenza di ben 45 W, ne fanno veramente un apparecchio da prendere in grande considerazione anche tenendo presente che è ancora più piccolo del 211 e non sbaglio dicendo che è più ristretto di un autoradio! L’aumento del numero delle memorie, oltre al «solito» canale prioritario e la possibilità dello shift variabile su tutta la banda, ne fanno un apparecchio molto versatile sotto tutti gli aspetti, considerando anche i pochi comandi di cui dispone.

A questo bisogna aggiungere la grande novità del DIGITAL VOICE MEMORY, ovvero la possibilità di registrare la propria voce e quella degli altri e ritrasmetterla in aria automaticamente!

I8YGZ, Pino Zàmboli © 1988

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